Avete mai sentito parlare del Golem di Praga? Soprattutto se avete deciso di visitare l’antico quartiere ebraico della città, detto anche Josefov, troverete nei negozi di souvenir delle piccole riproduzioni di questa creatura.

Cos’è il Golem?

Il Golem era un gigante dalle sembianze antropomorfe. La sua figura era spesso presente negli antichi racconti ebraici e, più in generale, nella tradizione orale e scritta medievale. Sarebbero esistiti vari Golem e della loro presenza nel mondo resta traccia grazie a racconti e leggende popolari.

La leggenda del Golem

Durante il regno di Rodolfo II la comunità ebraica di Praga non ebbe vita facile. Nonostante il re si impegnasse a proteggere il suo popolo, minoranze comprese, c’era sempre qualcuno pronto ad usare violenza sui cittadini di origine. Stanco di vessazioni e soprusi Loew, il rabbino della comunità, creò con le sue mani un Golem. A guidarlo fu proprio Dio: in sogno infatti l’Altissimo gli fornì tutte le indicazioni del caso. Questa creatura avrebbe obbedito soltanto ai suoi comandi e avrebbe difeso la comunità ebraica.

Il Golem prese vita nella soffitta della Staronova, ossia della Sinagoga. Erano composto di fango della Moldava frammisto al fuoco, all’aria, all’acqua ed alla terra.

Quando il Golem diventava troppo grande, il rabbino se ne disfaceva e ne creava uno nuovo. Mentre per svegliarli dopo averli plasmati il rabbino scriveva sulle loro fronti la parola “Emet”, ossia “Verità”, quando non voleva più servirsene scriveva la parola “Met”, vale a dire “Morto”.

Fatto ciò, prese a  sbarazzarsi di tutte le sue creature che avevano smesso di vivere. Esse venivano avvolte in un grande lenzuolo bianco e poi abbandonate in un angolo della soffitta della Sinagoga.

I Golem però non sapevano parlare. L’unico modo che il rabbino aveva per comunicare con loro, e quindi per tenerli buoni, era quello di infilare nella loro bocca delle tavole di legno su cui erano incisi dei versetti biblici. Loew un giorno dimenticò di compiere questo rituale. Mise le solite tavolette in bocca alle sue creature, ma una di esse ne rimase sprovvista. Il Golem in questione non aveva più il conforto della parola di Dio. Forse per questo abbandonò la sua soffitta ed iniziò a distruggere tutto quello che gli capitava a tiro all’interno del quartiere ebraico che invece avrebbe dovuto proteggere.

Il rabbino intanto, ignaro di tutto, pregava in Sinagoga recitando i versi del Salmo 92. Accortosi dell’accaduto però dovette in qualche modo porre rimedio alla sua dimenticanza e spense la vita dell’ultimo Golem. Pare che Loew li eliminò proprio laddove erano stati creati, ossia in soffitta. Poi, smontò le scale che lì portavano di modo che in nessun caso qualcuno avrebbe potuto trovare i Golem.

Tuttavia pare proprio che qualcuno riuscì nell’impresa di riportare in vita le strane creature. Il figlio di Loew riportò in vita un Golem che, ancora oggi a distanza di secoli, veglia sull’antico quartiere ebraico di Josefov.

Tralasciamo adesso questo particolare e concludiamo la narrazione della leggenda originaria. Quando il rabbino uccise la sua creatura ormai ingovernabile e disattivò le altre a lui simili, tornò al tempio e riprese a recitare il Salmo 92. Da quel momento in poi nella Sinagoga di Praga si è soliti ripetere sempre due volte questo antico salmo.

Qualche curiosità

Pare che Loew sia veramente esistito. Egli sarebbe realmente stato un rabbino, ma non ci sono prove del fatto che si interessasse di esoterismo o di misticismo. Le prime fonti che di lui si occuparono risalgono alla metà dell’800.

Le sue creature presero il nome di Golem perché in ebraico questa parola significa “terra inanimata”. Essi infatti altro non erano che un agglomerato di argilla che, come abbiamo visto, ha preso vita grazie a Dio ed al rabbino.

A ben vedere infine le parole “Emet” e “Met”, “Verità” e “Morte”, in lingua ebraica si somigliano parecchio. Qualcuno sostiene addirittura che Loew non abbia inciso ex novo il secondo lemma sul corpo dei Golem impazziti. Il rabbino in quei casi si sarebbe semplicemente limitato a cancellare la “E” di Emet. Insomma: egli agì quasi come se nel destino di questi esseri, una volta privati della parola di Dio e quindi della verità, non ci potesse essere altro che la fine e la morte.